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In questa pagina è raccolta la storia della televisione italiana.

Prime trasmissioni sperimentali e nascita della televisione italianaModifica

EIARtelevisione39
Studio televisivo EIAR Roma 1939 operatore con telecamera SAFAR

Nel 1939, durante il Ventennio fascista, l'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR) iniziò le prime trasmissioni sperimentali. Tuttavia, l'ente radiofonico del regime fu costretto a chiudere le trasmissioni l'anno successivo, a causa dell'ingresso dell'Italia nel secondo conflitto mondiale.

Dopo la fine della guerra e la caduta del regime totalitario, nasce la Radio Audizioni Italiane, che riprende le trasmissioni sperimentali. Nel 1954 la Radio Audizioni Italiane divenne RAI - Radio Televisione Italiana. Il 3 gennaio dello stesso anno nasce il Programma Nazionale.

Televisore Safar RTD40
Il televisore Safar RTD40: uno dei primi televisori italiani.

In quell'epoca il televisore era poco diffuso, in quanto pochi cittadini potevano permetterselo. Si organizzavano veri e propri appuntamenti di fronte alla TV in case di parenti, amici o nei bar. Con l'inizio del miracolo economico, il televisore inizia a diventare accessibile a tutti.

Le trasmissioni iniziavano a mezzogiorno e finivano verso le 23. A volte la RAI trasmetteva anche la notte, per esempio trasmetteva in diretta con gli Stati Uniti gli incontri di boxe. Nel 1961 nacque il Secondo Programma, l'attuale Rai 2: esso fu un canale alternativo alle trasmissioni del Primo Programma (amministrato dalla Democrazia Cristiana), ed sarà amministrata dal Partito Socialista Italiano (tutto questo dopo la Riforma della Rai del 1975 che lottizzò la televisione pubblica, e cioè la diede in mano ai partiti politici di allora, per garantire più pluralismo d'informazione, in quanto prima di quell'anno la RAI era amministrata dal governo).

La nascita delle TV privateModifica

Alla fine degli anni '60 terminò il monopolio RAI. Nell'Italia settentrionale si potevano ricevere le reti televisive straniere in lingua italiana, come Telemontecarlo, che trasmetteva dal Principato di Monaco, TSI, dedicato agli abitanti italofoni del Canton Ticino, e TV Koper Capodistria, che trasmetteva dall'omonima città, dedicata alle comunità italofone viventi in alcune zone di confine della Jugoslavia. Anche nel territorio nazionale naquero alcune reti televisive che trasmettevano via cavo a livello locale. Nel 1966 nacque a Napoli Telediffusione Italiana Telenapoli, che trasmetteva via cavo. In seguito nel 1971 nacque in Piemonte Telebiella: queste due reti televisive però trasmettevano illegalmente, infatti tra il 1973 e il 1974 dovettero sospendere le trasmissioni. Nel 1974 venne approvata la legge in cui vennero legalizzate tutte le reti televisive che trasmettevano via cavo, ma la televisione terrestre rimaneva sotto il monopolio della RAI. Ma poiché la televisione via cavo era un mezzo molto costoso, nel 1976, dopo che molte reti televisive private iniziarono a trasmettere via etere illegalmente, venne approvata una legge in cui le reti private potevano trasmettere via etere ma solo a livello locale, e potevano diventare nazionali solo se fossero stati dei circuiti televisivi o dei consorzi di emittenti locali. Questo vide la crescita esponenziale delle televisioni private: col passare degli anni infatti le reti locali passarono da 500 nel 1976 a 1500 nel 1979. Nel 1979 nacque il terzo canale televisivo della RAI (Rai 3), amministrato dal Partito Comunista Italiano.

La nascita di Fininvest e la guerra delle televisioniModifica

Silvio Berlusconi e Mike Bongiorno anni 80
Silvio Berlusconi assieme al conduttore Mike Bongiorno

Nel 1980, Silvio Berlusconi, proprietario di Telemilano 58, decise di arricchire la programmazione della sua rete con programmi condotti da personaggi molto famosi che lavoravano in RAI, così ebbe un grande successo. Per avere maggiori guadagni pubblicitari, decise di trasmettere attraverso il sistema della syndication televisiva, prima in tutta l'Italia settentrionale, e dopo in tutto il territorio italiano, e rinominò la sua rete come Canale 5. Contemporaneamente fecero la stessa cosa la Mondadori con Rete 4 e la Rusconi con Italia 1. Poiché per le reti televisive private era vietato trasmettere a livello nazionale, Berlusconi, insieme agli altri due editori vennero denunciati e furono costretti a sospendere per alcuni giorni le trasmissioni. Nel 1985, il parlamento decide che i tre network possono trasmettere a livello nazionale. Successivamente Berlusconi acquista Italia 1 e Rete 4. Inoltre si formano altri network televisivi come Rete A e Euro TV, e si assiste a un declino delle televisioni estere in lingua italiana. Dopo alcuni scandali giudiziari Euro TV viene suddivisa in due altri network, Odeon TV e Italia 7, che successivamente verrà acquistata dalla Fininvest di Berlusconi. Infatti le intenzioni di Berlusconi erano di avere quattro reti televisive per ogni tipo di pubblico, cioè Rete 4 per il pubblico femminile, Canale 5 per tutta la famiglia, Italia 1 per un pubblico giovane, e Italia 7 per un pubblico maschile. Nel 1988 la Fininvest prende in gestione la rete televisiva jugoslava TV Koper Capodistria, che le fa aumentare la copertura sulla maggior parte del territorio italiano e arricchisce la sua programmazione con eventi sportivi in diretta. Nel 1990 viene approvata la legge Mammì, dove un'azienda privata non può possedere più di tre reti televisive, perciò la Fininvest deve rinunciare a Italia 7.

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