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Il Regno di Sardegna fu istituito nel 1297 da papa Bonifacio VIII in ottemperanza al Trattato di Anagni del 24 giugno 1295, sull'isola della Sardegna, comprendente i territori dei giudicati autoctoni e i possedimenti aragonesi, pisani e genovesi. Con il passaggio del regno sardo, dopo i lunghi domini aragonesi e spagnoli, a Casa Savoia nel 1720 e l'unione dinastica con gli Stati di terraferma (come il Piemonte), spesso ci si riferì ai suoi sovrani, abitanti o alle sue forze armate come sardo-piemontesi, piemontesi o sabaudi. Ebbe termine il 17 marzo 1861 con la Proclamazione del Regno d'Italia, governato anch'esso dai Savoia.

StoriaModifica

La storia del Regno di Sardegna può essere sudiviso in tre diverse epoche: il primo periodo catalano-aragonese durò dal 1324 al 1479, il secondo spagnolo-imperiale durò dal 1479 al 1713 e il terzo sabaudo durò dal 1720 al 1861.

Il Regnum Sardiniae nacque per risolvere la crisi politica e diplomatica tra la Corona d'Aragona e il ducato d'Angiò, a seguito della Guerra del Vespro per il controllo della Sicilia. L'atto di infeudazione avvenne il 5 aprile 1297 e affermò che il regno apparteneva alla Chiesa e veniva dato in perpetuo ai re della Corona di Aragona in cambio di un giuramento di vassallaggio e del pagamento di un censo annuo. Fu conquistato territorialmente a partire dal 1324 con la guerra mossa dai sovrani Aragonesi contro i Pisani, in alleanza col Regno giudicale di Arborea.