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Il Popolo della Libertà
Il Popolo della Libertà o PdL è stato un partito politico italiano di centro-destra, attivo dal 2009 al 2013.

Nacque il 29 marzo 2009 dall'unione di Forza Italia di Silvio Berlusconi e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini.

Successivamente confluirono altri partiti (già presenti nella coalizione della Casa delle Libertà): la Democrazia Cristiana per le Autonomie, il Nuovo PSI, i Riformatori Liberali, i Popolari Liberali ed Azione Sociale.

Il 25 ottobre 2013 l'ufficio di presidenza del PdL ha sospeso le attività del partito e il 16 novembre il Consiglio nazionale all'unanimità ha ratificato "la sospensione delle attività del Popolo della Libertà, per convergere verso il rilancio di Forza Italia".

L'idea del partito unicoModifica

Silvio Berlusconi

L'11 marzo 1994 in una discoteca di Roma Silvio Berlusconi, allora presidente di Forza Italia, espresse l'intenzione di costituire un partito unico liberaldemocratico, riproponendo anche nel 1996 la necessità di arrivare a una forza unica del centro-destra, cosa già proposta dal forzista Antonio Martino come rimedio alla sconfitta elettorale del 1996.

Agli inizi del 1997 il partito unico viene lanciato da Berlusconi e bocciato dagli alleati, fra cui Gianfranco Fini, Presidente di Alleanza Nazionale.

Nel 1998 l'allora premier spagnolo José Maria Aznar intervenne a favore dell'iniziativa. Per Gianfranco Fini, tuttavia, pesava l'idea che un eventuale partito unico del centro-destra doveva poi confluire nel Partito Popolare Europeo, ritenuto non sufficientemente di destra.

Nel 2002 anche Berlusconi si convinse che un centro-destra diviso era elettoralmente di maggior successo e prese atto che il partito unico non era una prospettiva realizzabile.

Mentre il progetto viene accantonato a destra, dall'estate 2003 si verificano analoghe discussioni a sinistra, dove si considera per le elezioni europee del 2004 la tesi di una lista unitaria del centro-sinistra ed in prospettiva quella di pervenire al Partito Democratico. Sandro Bondi, portavoce di Forza Italia rilevò che, se nel centro-sinistra si fosse sviluppata l'evoluzione verso un progetto politico unitario, anche il centro-destra ne avrebbe tenuto conto.

La Casa delle Libertà e il Manifesto dei ValoriModifica

La Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato (Forza Italia) organizza periodicamente a Todi dei seminari che si propongono il fine di far evolvere la Casa delle Libertà verso il partito unico del centro-destra. Si inizia il 31 gennaio e il 1º febbraio 2003 col seminario dal titolo La Casa delle Libertà. Radici e valori di un’alleanza nuova in Italia e in Europa. Due giornate di confronto tra intellettuali e politici.

Il 6 gennaio 2005, Gennaro Malgieri di AN, dalle colonne di Il Tempo, propone una federazione del centro-destra che anticipi il partito unico. Ne nasce così un dibattito sulle colonne del quotidiano romano che interpella anche i leader della CdL: a partire da Sandro Bondi fino a Maurizio Gasparri, tutti appoggiano la proposta di Malgieri. Il 27 gennaio arrivano però i no di Gianfranco Fini per AN e Marco Follini per l'UDC. Anche la Lega Nord è della medesima opinione. Il dibattito però prosegue e trova nuovo vigore dopo la pesante sconfitta del centro-destra alle elezioni regionali dell'aprile 2005 ed il conseguente passaggio dal secondo al terzo governo Berlusconi.

Il 27 aprile su La Stampa, Silvio Berlusconi annuncia che il soggetto unico che ha in mente prenderà il nome di Partito della Libertà[30]. Lanciata la proposta, il 4 maggio il Comitato di Todi, soggetto trasversale della CdL nato intorno ai già descritti seminari di Todi, propone il documento Cominciare il cammino, in cui si propone di arrivare al partito unico con «un percorso realistico (...) articolato nelle seguenti fasi:

  • L’apertura di un’ampia discussione in tutto il Paese che coinvolga, in convegni e assemblee, dirigenti, militanti, simpatizzanti, elettori e club, investendo "dalla base" sia la dimensione dei partiti che quella della società civile.
  • Il pronunciamento ufficiale sul progetto dei diversi partiti.
  • La formazione di un comitato costituente dei partiti e dei movimenti che aderiscono, con il compito di definire valori e regole del nuovo soggetto, la bozza del manifesto politico-culturale e dello statuto, da sottoporre alla discussione collegiale e alla fase congressuale.
  • La fase congressuale vera e propria che potrebbe chiudersi con un congresso fondativo nei primi due mesi del 2006.

È chiara la volontà di realizzare il PdL entro un anno, prevedendone il debutto alle elezioni politiche del 2006 evitando il bis della disfatta delle regionali. L'11 maggio Adolfo Urso e Ferdinando Adornato creano i primi Circoli della libertà.

Il 19 e 20 maggio la Fondazione Liberal ed il Comitato di Todi promuovono a Roma il seminario La proposta di una nuova casa comune: l'identità, i valori, il progetto, nel corso del quale interviene anche Berlusconi, rilanciando la necessità di dotarsi di uno statuto e di una carta dei valori orientati a valori liberali, popolari, nazionali e riformisti. Questo e gli altri interventi saranno tutti raccolti nel numero 30 di liberal, intitolato «Il Partito della Libertà».

Il dibattito sul partito unico anima tutta l'estate 2005 e sfuma velocemente quando il II Congresso dell'UDC si esprimerà contro un PdL guidato da Berlusconi, salvo la minoranza guidata da Carlo Giovanardi, a cui si aggiunge un chiaro scetticismo di vasti settori di AN per il progetto. La Fondazione Liberal continua comunque a lavorare intensamente al progetto e il 29 luglio fa partire la Costituente del Partito dei moderati e dei riformisti.

L'8 novembre a nome di Forza Italia, di AN e dell'UDC, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Rocco Buttiglione firmano il Manifesto dei valori del futuro partito, redatto dalla Costituente.

Il progetto del partito unico subisce, però, un pesante arresto: il governo Berlusconi III modifica la legge elettorale in senso proporzionale il mese dopo ed alle elezioni politiche del 2006 ogni partito della CdL, presentandosi formalmente per Berlusconi premier, di fatto marcerà autonomamente per il proprio leader di partito.

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