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L’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) è stato un ente pubblico italiano, istituito nel 1933 e liquidato nel 2002.

Nacque per iniziativa dell’allora capo del Governo Benito Mussolini al fine di evitare il fallimento delle principali banche italiane (Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) e con esse il crollo dell’economia, già provata dalla crisi economica mondiale iniziata nel 1929. L'IRI era inizialmente articolato in due sezioni distinte: la sezione di finanziamento a breve e a lungo termine per le imprese industriali (compito precedentemente affidato all'IMI) per affiancare le grandi banche di investimento; la sezione "smobilizzi industriali" con il compito di acquisire le azioni di grandi imprese industriali in difficoltà che erano possedute da banche italiane o da privati.

Nel dopoguerra allargò progressivamente i suoi settori di intervento e fu l'ente che modernizzò e rilanciò l'economia italiana durante soprattutto gli anni cinquanta e sessanta; nel 1980 l'IRI era un gruppo di circa 1 000 società con più di 500 000 dipendenti. Per molti anni l'IRI fu la più grande azienda industriale al di fuori degli Stati Uniti; nel 1992 chiudeva l'anno con 75 912 miliardi di lire di fatturato ma con 5 182 miliardi di perdite. Ancora nel 1993 l'IRI si trovava al settimo posto nella classifica delle maggiori società del mondo per fatturato, con 67,5 miliardi di dollari di vendite. Trasformato in società per azioni nel 1992, cessò di esistere dieci anni dopo.

PartecipazioniModifica

Banche di Interesse Nazionale:

  • Banca Commerciale Italiana (secondo maggior azionista: Assicurazioni Generali, Paribas), privatizzata con OPA nel 1994
  • Credito Italiano (secondo maggior azionista: Alleanza Assicurazioni 5%), privatizzata con OPA nel 1993
  • Banco di Roma (secondo maggior azionista: Toro Assicurazioni 10%, Banca Commerciale Italiana 5%), confluito nella Banca di Roma nel 1992

Siderurgia:

  • Finsider: 99,82%. Ricostituita nel 1988 come Ilva, privatizzata "a pezzi" (operazione conclusa nel 1995)

Meccanica:

  • Finmeccanica: 86,6%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze

Cantieristica:

  • Fincantieri: 99,9%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze

Costruzioni:

  • Italstat: 99,99%. Fusa nel 1991 in Iritecna, poi sostituita nel 1994 da Fintecna, la cui proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Telecomunicazioni:

  • STET: 56,56%. Fusa nel 1997 con Telecom Italia, la cui proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze e privatizzata nel 1997.

Trasporto via mare:

  • Finmare: 99,88%. La proprietà del suo principale asset, Tirrenia fu inglobata in Fintecna e trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze

Trasporto via cielo:

  • Alitalia 89,3%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze

Trasporto via strada:

  • Autostrade. La proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze, poi privatizzata nel 1999

Alimentare:

  • SME (secondo maggior azionista: Mediobanca 4%), privatizzata "a pezzi" negli anni '90.

Teleradiodiffusione

  • RAI 99,55%. La proprietà fu trasferita al Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Altro

  • Cofiri: 100%
  • Sofin: 100%
  • Società per la Promozione e Sviluppo Industriale - SPI: 97,5%
  • Aerhotel: Ceduta a Starwood Hotels & Resorts Worldwide Inc.

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