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Giulio Andreotti (Roma, 14 gennaio 1919 – Roma, 6 maggio 2013) è stato uno dei principali esponenti della Democrazia Cristiana, protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo.

Ha ricoperto diversi incarichi politici ed è stato parlamentare dall'Assemblea Costituente fino alla sua morte (XVII Legislatura).

I più importanti incarichi di governo ricoperti sono: sette volte presidente del Consiglio; otto volte ministro della Difesa; cinque volte ministro degli Esteri; tre volte ministro delle Partecipazioni Statali; due volte ministro delle Finanze, ministro del Bilancio e ministro dell'Industria; una volta ministro del Tesoro, ministro dell'Interno (il più giovane della storia repubblicana, a soli trentaquattro anni), ministro dei beni culturali (ad interim) e ministro delle Politiche Comunitarie. Dal 1945 al 2013 è sempre stato presente nelle assemblee legislative italiane: dalla Consulta Nazionale all'Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991. È stato presidente della Casa di Dante in Roma.

Nel 1991 è stato nominato Senatore a vita dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

A cavallo tra XX e XXI secolo subì un processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto con formula piena da tutte le accuse dal Tribunale di Palermo, venne poi assolto il 2 maggio 2003 anche dalla Corte d'Appello di Palermo per i fatti successivi al 1980, mentre per quelli anteriori si stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra) ma fu dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. La Cassazione, infine, confermò la sentenza di appello.

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