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L'Italia è una delle più importanti potenze economiche del pianeta, grazie ai profondi cambiamenti avvenuti dal secondo dopoguerra in poi.

Con l'inizio del miracolo economico, infatti, il progressivo ridimensionamento del settore primario a favore di quello industriale e terziario si è accompagnato a profonde trasformazioni nel tessuto socio-produttivo, in seguito a massicce migrazioni interne dal Meridione verso le aree industriali del Centro-Nord.

Negli anni '80 l'industrializzazione è terminata, a seguito dell'inizio della terziarizzazione dell'economia italiana, con lo sviluppo dei servizi bancari, assicurativi, commerciali, finanziari e della comunicazione.

Negli anni 2000 l'economia italiana entra in una fase di sostanziale stagnazione, caratterizzata da una crescita estremamente bassa. Sul finire del decennio, come effetto della crisi economica globale, il Paese entra in un periodo di vera e propria recessione. Dal primo trimestre del 2008, il PIL calato del 9,02% (dato aggiornato al primo trimestre 2014). La crescita è ostacolata da un forte tasso di disoccupazione, che causa uno stallo nelle spese dei privati

Analisi economicaModifica

Composizione PIL 2013.jpg
L'economia italiana è una delle maggiori al mondo per dimensione; nel 2012 era infatti ottava per prodotto interno lordo nominale e decima a parità di potere d'acquisto. L'Italia è inoltre un Paese fortemente orientato al commercio estero, essendo decima al mondo per valore delle esportazioni e dodicesima per valore delle importazioni.

L'industria italiana è dominata da piccole e medie imprese (PMI), per lo più di tipo manifatturiero, mentre le grandi imprese sono poche. Si tratta del cosiddetto dualismo industriale. Di recente, le PMI sono state messe sotto pressione dalla crescente concorrenza proveniente dai Paesi emergenti, soprattutto quelli dell'Asia orientale (Cina, Vietnam, Thailandia), che proprio sul settore manifatturiero hanno puntato per il loro sviluppo, grazie al basso costo del lavoro. Le imprese italiane hanno reagito in parte esternalizzando la produzione o delocalizzandola in Paesi in via di sviluppo, in parte puntando su produzione di qualità. Inoltre, a partire dalla fine degli anni '90 l'Italia ha cominciato ad introdurre norme per deregolare il mercato del lavoro, rendendolo particolarmente flessibile.

Il sistema economico italiano è caratterizzato inoltre da particolari problematiche: l'elevato debito pubblico in proporzione al prodotto interno lordo (nel 2012 al 127%), l'elevata pressione fiscale (nel 2012 attestata al 44%), la presenza di una vasta economia sommersa legata in parte alla corruzione politica e alla criminalità organizzata.

Nel 2013 il reddito pro capite medio netto è stato pari a 1445 € (Confcommercio) mentre lo stipendio medio netto pro capite ha superato i 1900€ (Istat).

Settore primarioModifica

Il terreno utilizzato per l'agricoltura è pari a 17,8 milioni di ettari, di cui 12,7 utilizzati. Il 45,7% delle aree agricole si concentrano nel Mezzogiorno.

Il valore complessivo della produzione agricola, al 2010, era pari a 48,9 miliardi di euro. Per quanto riguarda la produzione vegetale, che incide per 25,1 miliardi, i maggiori prodotti in termini di valore sono stati il vino (1803 milioni di euro), il granoturco (1434), l'olio (1398) e i pomodori (910). Per quantità prodotte, invece, i prodotti principali dell'agricoltura italiana sono il granoturco (84 milioni di quintali), i pomodori (66), il frumento duro (38) e l'uva da vino (35).

Attualmente la produzione agricola, nonostante la diversità dei prodotti agricoli, copre solo il 75% del fabbisogno, quindi l'Italia deve importare derrate alimentari da altri paesi per far fronte al fabbisogno interno. Gli unici prodotti agricoli che eccedono il fabbisogno interno riguardano il vino, riso ed ortofrutta.

Nel comparto della produzione di origine animale spiccano latte di vacca e di bufala (4.040 milioni di euro per 11.200 migliaia di tonnellate), carni bovine (3.109 e 1.409 rispettivamente), carni suine (2.459 e 2.058) e pollame (2.229 e 1.645)[7]. I prodotti dell'allevamento non bastano a coprire i consumi interni.

La produzione complessiva della pesca marittima e lagunare, comprensiva di crostacei e molluschi, si attesta nel 2010 a 2.247 milioni di euro.

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