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Moro
Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico, accademico e giurista italiano.

Moro è stato uno dei protagonisti della Prima Repubblica; legato alla Democrazia Cristiana, ne è stato Segretario politico e presidente del consiglio nazionale. Ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei ministri per cinque volte.

Fu rapito il 16 marzo 1978 dalle Brigate Rosse; durante la sua prigonia scrisse diverse lettere agli esponenti politici e un Memoriale dove criticò molti mebri del suo partito. Morì il 9 maggio successivo, ucciso da alcuni terroristi delle Brigate Rosse.

BiografiaModifica

Nacque a Maglie, in provincia di Lecce, da genitori originari di Gemini, frazione di Ugento. Conseguì la Maturità Classica al Liceo "Archita" di Taranto.

Si iscrisse presso l'Università di Bari alla Facoltà di Giurisprudenza, dove prese la laurea, sotto la guida del prof. Biagio Petrocelli, con una tesi su "La capacità giuridica penale". In seguito, nel 1939, pubblicò la tesi e ottenne la docenza in filosofia del diritto e di politica coloniale alla stessa università nel 1941. L'anno successivo svilupperà la sua seconda opera La subiettivazione della norma penale e otterrà così la cattedra di professore di diritto penale. Durante gli anni universitari partecipò ai Littoriali della cultura e dell'arte.

Nel 1935 entrò a far parte della Federazione Universitaria Cattolica Italiana di Bari, segnalandosi ben presto anche a livello nazionale. Nel luglio 1939 venne scelto, su consiglio di Giovanni Battista Montini, di cui, proprio in quegli anni, divenne amico, come presidente dell'Associazione. Mantenne l'incarico sino al 1942, quando fu chiamato alle armi, prima come ufficiale di fanteria, poi come commissario nell'aeronautica. Gli successe Giulio Andreotti, sino ad allora direttore della rivista Azione Fucina. Dopo qualche anno di carriera accademica, fondò nel 1943 a Bari, con alcuni amici, il periodico La Rassegna che uscì fino al 1945. Nel luglio dello stesso anno prese parte ai lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli.

Nel 1945 sposò Eleonora Chiavarelli (1915–2010), con la quale ebbe quattro figli: Maria Fida (1946), Anna (1949), Agnese (1952), e Giovanni (1958). Nei primi anni cinquanta fu nominato professore ordinario di diritto penale presso l'Università di Bari. Nel 1963 ottenne il trasferimento all'Università di Roma, in qualità di titolare della cattedra di Istituzioni di Diritto e Procedura penale presso la Facoltà di Scienze politiche.

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