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Bandiera dell'Albania (1939-1943).png
Per Albania italiana si fa riferimento al periodo in cui il Regno albanese era sotto il controllo del Regno d'Italia. In questo periodo, che va dal 1939 al 1945, il Re d'Italia assunse anche il titolo di Re d'Albania.

StoriaModifica

Incompleto

AntefattiModifica

Durante le fasi finali della prima guerra mondiale, l'Italia occupò temporaneamente il Regno d'Albania per contrastare le forze militari austro-ungariche. Il Protettorato italiano dell'Albania ebbe termine nel 1920. Con il Trattato di Tirana (20 luglio 1920) e il successivo trattato di amicizia con gli albanesi (2 agosto 1920).

Con questi trattati, l'Italia riconobbe la sovranità e l'indipendenza dell'Albania e le truppe italiane lasciarono il Paese. Esse furono ritirate da Valona, ad eccezzione di Saseno, che rimase all'Italia (come previsto dal trattato) per il controllo militare del canale di Otranto.

Il testo del patto diceva:

L'Italia si impegna a riconoscere e difendere l'autonomia dell'Albania e si dispone senz'altro, conservando soltanto Saseno, ad abbandonare Valona.

Ahmed ZogModifica

Il 21 gennaio 1925, l'Assemblea Costituente della neonata repubblica albanese elesse Ahmed Zog come presidente della Repubblica.

Con la presa del potere da parte di Mussolini, la politica estera italiana percorse nuovamente una linea aggressiva nei confronti dello Stato albanese e dell'intera penisola balcanica. La elezione di Ahmed Zog come presidente della Repubblica pose le basi per la penetrazione italiana nella regione, in funzione anti-jugoslava; già nello stesso 1925 vennero stipulati accordi tra i due paesi grazie al lavoro sotterraneo del gerarca Alessandro Lessona, pur in dissenso con il Segretario Generale del Ministero degli Esteri Salvatore Contarini, che continuava a sposare una politica di amicizia con il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni.

Ciano e Zog I.jpg
Galeazzo Ciano e re Zog d'Albania.

Il crescente potere dell'Italia in Albania era evidente a tutti. Gli italiani costrinsero Zog a non rinnovare il primo Trattato di Tirana (1926), sebbene Zog mantenesse ancora ufficiali inglesi nella Gendarmeria come contrappeso agli italiani, i quali gli avevano fatto pressioni per allontanarli. 

Zog si proclamò Re degli Albanesi (Mbret i Shqiptarëve in lingua albanese) il 1º settembre 1928 e istituì una monarchia costituzionale, il regno albanese, simile a quella allora presente in Italia.

Nel 1932 e 1933 l'Albania non fu in grado di pagare gli interessi dei suoi debiti contratti con la Società per lo Sviluppo Economico dell'Albania: gli italiani usarono ciò come pretesto per ulteriori intromissioni.

Essi chiesero che Tirana nominasse degli italiani a capo della Gendarmeria, si legasse all'Italia con un'unione doganale e conferisse al Regno d'Italia il controllo dei monopoli albanesi dello zucchero, dei telegrafi e dell'elettricità. Infine, fu richiesto che il governo albanese disponesse l'insegnamento della lingua italiana in tutte le scuole albanesi, una richiesta che fu prontamente rigettata da Zog. Come sfida alle richieste italiane, ordinò che le spese nazionali fossero tagliate del 30%, allontanò tutti i consiglieri militari italiani e nazionalizzò le scuole cattoliche, gestite da italiani, nel nord del paese, per diminuire l'influenza italiana sulla popolazione albanese.

L'attacco dell'AlbaniaModifica

Esercito del Regno, in Albania.png
Soldati italiani sulla costa albanese si preparono a invaderne l'entroterra, 7 aprile 1939.

L'occupazione militare dell'Albania da parte del Regno d'Italia avvenne il 7 aprile 1939. La prima ondata (1º Scaglione) del Corpo di Spedizione Oltre-Mare Tirana (OMT) investì il territorio albanese suddivisa in quattro colonne, le quali sbarcarono a San Giovanni di Medua, Santi Quaranta, Valona e Durazzo, non incontrando particolari resistenze dell'esercito albanese:

« [...] Prima di tutto occorre sottolineare che dal punto di vista strettamente operativo la spedizione si è dimostrata di assoluta facilità, come d'altra parte previsto [...] le perdite complessive nei tre giorni 7, 8 e 9 aprile ammontarono a 93 uomini e precisamente: ufficiali: 1 morto e 9 feriti; sottufficiali: 1 morto e 8 feriti; truppe: 10 morti e 64 feriti, di cui il 60% appartenenti alla Marina.»

La resistenza armata albanese, organizzata ad esempio a Durazzo da Mujo Ulqinaku, si rivelò insufficiente contro le forze armate italiane. Il Re e il governo fuggirono in Grecia e furono obbligati all'esilio e l'Albania cessò de facto di esistere come Stato indipendente. In totale gli italiani che sbarcarono in Albania e occuparono il Paese furono circa 22.000.

Gli italiani instaurarono un governo albanese fantoccio con una nuova Costituzione, approvata il 12 aprile a Tirana, che trasformò l'Albania in Protettorato Italiano del Regno d'Albania. Il 16 aprile il trono albanese fu assunto dal Re d'Italia Vittorio Emanuele III.

Per governare l'Albania venne istituita la figura di un luogotenente generale albanese, nominato formalmente da Vittorio Emanuele III e posto sotto la diretta dipendenza del Ministero degli Esteri italiano tramite il sottosegretario di Stato per gli Affari albanesi.

Gli affari esteri albanesi, come anche le risorse naturali, caddero sotto il diretto controllo dell'Italia. I fascisti permisero ai cittadini italiani di insediarsi in Albania con l'obiettivo di insediare una comunità italiana. Nel corso di tutta l'occupazione giunsero circa 11.000 coloni italiani (per lo più provenienti dal Veneto e dall'Italia meridionale) che si concentrarono principalmente nelle zone di Durazzo, Valona, Scutari, Porto Palermo, Elbasani e Santi Quaranta. A questi coloni si aggiunsero i 22.000 lavoratori italiani mandati temporaneamente in Albania nell'aprile 1940 per modernizzare il paese, costruiendo strade, ferrovie e infrastrutture. L'Albania servì anche a Mussolini nel 1940 come base di partenza per la conquista della Grecia.

L'esercito albanese fu scettico sulla guerra italo-greca, per cui parte dei battaglioni albanesi schierati a fianco degli italiani abbandonarono il fronte su ordine di un loro comandante, il colonnello Pervizi. Questo portò ad una disastrosa ritirata delle forze italiane che permise ai greci d'occupare la città di Coriza. Le truppe albanesi furono tolte dal fronte e isolate nelle montagne dell'Albania settentrionale. Il colonnello Pervizi, con il suo staff di ufficiali, fu isolato a Puka.

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